NOTIZIE SU BASSANO

Gazebi a Bassano raccolta firme "L'Italia sono anch'io" - "No alle bombe sul diritto allo studio!"

Molti italiani lo sono solo a metà. Sono i bambini nati in Italia da genitori di origine straniera: qui crescono, vanno a scuola e hanno gli amici. Ma solo a 18 anni possono provare a ottenere la cittadinanza. Sono i lavoratori stranieri che pagano regolarmente le tasse ma non possono eleggere i loro rappresentanti. Ma tutte le persone sono uguali. Lo dice la Convenzione sulla partecipazione di Strasburgo che prevede il diritto di voto anche per i residenti. Lo dice la nostra Costituzione.

Per questo Italia dei Valori di Bassano del Gr / Vicenza appoggia la campagna di raccolta firme promossa da "L'Italia sono anch'io" per presentare due proposte di legge di iniziativa popolare "Modifica della L. 5 febbraio 1992 - Nuove norme sulla cittadinanza- " e "Partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e nazionalità".

Saremo a tenere gazebi a Bassano del Grappa tutte le settimane di febbraio, per le date precise basterà consultare il calendario nel nostro sito che verrà regolarmente aggiornato specificando date, ore e luoghi di dove ci potrete trovare. Domenica 5 febbraio mattina saremo in piazzetta Jacopo da Ponte dalle 9 alle 13.00.

Assieme a questa campagna proseguirà pure la raccolta firme per la petizione "No alle bombe sul diritto allo studio!" a chiedere la copertura totale ed immediata delle borse di studio universitarie agli aventi diritto, come sancito dalla Costituzione, e che i soldi li si recuperi dai fondi stanziati per gli armamenti, visto che i vari Governi tagliano da scuola, istruzione e ricerca, ma per bombe e cacciabombardieri i soldi li trovano sempre.

Nicola Canilli - referente bassanese

Link dove poter scaricare le due proposte di legge:

http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=572

Romano d'Ezzelino 2012 - Il sito dove seguire le amministrative

Link al sito del "CENTROSINISTRA per Romano d'Ezzelino": la piattaforma specifica di supporto informativo a riguardo delle elezioni amministrative 2012 http://www.centrosinistraromano.it/

No alle bombe sul diritto allo studio! Firma la petizione

Nicola Canilli, referente bassanese - Giovani di Valore, cioè la giovanile di Italia dei Valori, lancia la campagna “No alle bombe sul diritto allo studio!”. Il 23 novembre in commissione Difesa della Camera sono stati votati programmi d’acquisto di armamenti militari per un valore di 500 milioni di €: una spesa che porta a 20,5 miliardi i costi militari nel 2011. Questo mentre contemporaneamente per il diritto allo studio nell’anno 2011-12 sono stati stanziati 101 milioni invece dei 600 necessari. Caduto il Governo Berlusconi-Bossi si continua a spendere per commesse militari e questo mentre il 50% degli studenti idonei (più di 70.000) continua a non ricevere la borsa di studio, pur avendone diritto, pur essendo capaci, meritevoli e “privi di mezzi”, come scritto nell’articolo 34 della Costituzione. 25 miliardi all’anno in armamenti e non si trovano 600 milioni per il diritto allo studio! Tagli, negligenza, menefreghismo, ignoranza o forse distruzione consapevole della formazione pubblica e della coscienza critica; pretendiamo che tutto questo finisca e abbiamo pertanto deciso di lanciare un appello e di raccogliere le firme per dire no a quello che consideriamo un vero e proprio bombardamento senza scrupoli sul diritto allo studio. Con la crisi economica e finanziaria che grava sui giovani e sulle loro famiglie, la strategia del buon senso per la ripresa del Paese è investire sulla conoscenza e sulla formazione delle nuove generazioni. Chiediamo copertura immediata di tutte le borse per l’anno accademico corrente e per gli anni successivi attingendo al budget delle spese militari. Per tale motivo a Bassano del Grappa allestiremo appositi gazebi per firmare la petizione che porteremo al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ci troverete sabato 3 e giovedì 8 dicembre la mattina in via Verci e poi tutta la giornata di sabato 10 in piazzetta Jacopo da Ponte. Sarà occasione pure per conoscere lo schema di riforma di Italia dei Valori su Università e Ricerca, a riguardo di didattica, diritto allo studio, welfare per gli studenti, Governance, amministrazione e finanziamenti. Per la difesa del principio delle pari opportunità e del diritto allo studio sanciti nella Costituzione, che siate giovani, oppure genitori o nonni che hanno a cuore l’avvenire dei propri figli, venite a firmare l’appello!

Cancelliere del Tribunale di Bassano condannato per Calciopoli

Nella sentenza penale di primo grado emessa nel processo "Calciopoli" evidenziamo per Stefano Titomanlio, assistente arbitrale (guardalinee) di Arezzo - Salernitana della Serie B 2004-05, la condanna ad una pena di anni uno di reclusione ed € 20.000 di multa. A seguito di questa sentenza per frode sportiva, essendo Titomanlio cancelliere del Tribunale di Bassano del Grappa, ex responsabile dell'Area Civile e da un anno trasferito presso la Cancelleria del gup, chiediamo alle autorità competenti una risposta significativa ed adeguata sulla vicenda ed inoltre riteniamo opportuno il suo trasferimento ad altro ufficio.

On. Borghesi: Tricom conflitto d'interessi e rapporto non sano economia politica magistratura

Nicola Canilli, referente bassanese - Venerdì Italia dei Valori ha organizzato a Bassano una serata per dar spazio a Silvio Bonan di poter esprimere le ragioni alla base dell’istanza d’impugnazione a Venezia della sentenza emessa dal Tribunale di Bassano sul caso Tricom PM Galvanica. Il Consigliere di Rosà Lorenzo Signori ci ha aiutato a riassumere brevemente la vicenda e con una videointervista alla madre di Bonan abbiamo cercato di trasmettere la sensazione di cosa vuol dire vivere in famiglia un tale dramma. Auspicando che la sentenza venga riformata in appello e che si chiariscano i motivi della morte di così tanti operai, l’Onorevole Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, ha esposto perfettamente ciò che sta dietro a una tale tragedia e più che riassumere i concetti preferiamo trasmettere il suo intervento nella quasi interezza:
“Questa è in realtà una vicenda emblematica di quando il rapporto tra economia politica e magistratura non è sano. Perché dove c’è un rapporto sano, dove i conflitti d’interesse vengono colpiti, queste cose non possono succedere… Qui, se vogliamo, nel vicentino è nata l’industria del Veneto, quella iniziale, e io penso che quando, come adesso, si andrà a vedere che cosa c’è sotto (in falda) e verranno fuori tutte queste magagne, perché non essendoci stato un rapporto corretto ripeto tra economia, politica e anche devo dire magistratura …dove manca la correttezza in questi rapporti poi succede quello che è successo qui… Io voglio avere speranza che la magistratura sia come è, generalmente sana, e che quindi andando avanti in appello si possa arrivare ad un risultato diverso …perché insomma qui ci sono dei personaggi, dei soggetti che può anche darsi che presi indipendentemente non facciano testo, ma quando poi li metti vicini a questa storia: prendiamo il Battistella che è uno dei soggetti, degli interpreti di questa vicenda, questo signore fa il Sindaco, ma contemporaneamente fa il direttore (responsabile del reparto cromatura) della fabbrica e come sindaco dà l’autorizzazione a sé stesso ad andare avanti quando quella fabbrica doveva essere bloccata, dà due deroghe temporanee di tre mesi …lui quindi un pubblico ufficiale, sindaco con la responsabilità della salute pubblica, perché il sindaco è ufficiale della salute pubblica, lui di fronte a una contestazione che doveva portare a bloccare proprio la fabbrica, lui tranquillamente dà due proroghe …poi tra l’altro questo signore è stato anche assessore provinciale, perché poi bisogna raccontarle tutte le storie… questo qui dà a sé stesso, quindi alla ditta, lui come ufficiale sanitario, le proroghe per permettere a continuare a fare gli sversamenti in deroga alla revoca della provincia …e poi, se vogliamo parlare anche di magistratura, con rispetto …io ho letto la sentenza …è aberrante questa idea finale, che però era l’idea sostenuta da Parolin (PM di Bassano) già prima che siccome fumavano …allora non si sa se la colpa sia del fumo o del cromo. Capisco, noi dobbiamo anche accettare che la prova penale ha un suo modo ben preciso che è scritto nel codice …però qui ci sono di quelle storie che messe assieme concatenate, fanno capire come in realtà questo ambiente, è una storia di trent’anni… come in realtà si sia formato un ambiente dove chi doveva fare il suo dovere, il comune quindi il sindaco …se tu hai la responsabilità tu devi astenerti quantomeno dal fare cose che riguardano l’azienda nella quale sei direttore (responsabile del reparto cromatura) …e anche la stessa magistratura, perché purtroppo la giustizia in Italia poi funziona male, ci saranno tanti motivi, ma insomma quando l’azienda, che poi cambia nome, eccetera (una serie di modifiche di denominazioni sociali, scorpori, trasferimenti di quote e cessioni dopo delibere di anticipato scioglimento e messa in liquidazione), a un certo punto è condannata a pagare questa cifra enorme per l’inquinamento. Che cosa fa? Questi pensate che si preoccupassero? No, il 24 dicembre del 2003, la vigilia di Natale, questi chiedono il fallimento e in un giorno ottengono la sentenza di fallimento. Cioè immaginate voi di aver bisogno, perché siete creditori di una somma da qualcuno, il 24 dicembre provate voi ad andare in un tribunale a vedere se vi danno un provvedimento lo stesso giorno. Allora qualche dubbio per forza viene di fronte a tutte queste cose. Questi qui così sfuggono… perché quando l’azienda è fallita tu puoi andare a chiedergli dei soldi? No, è finito tutto, è sparito tutto, non c’è più niente , quel che c’era se lo son portato via… E’ questo il dramma … e oggi noi ci troviamo in una situazione economica drammatica …con un territorio come in questo caso distrutto e che non si sa neanche poi come andare a ripescare, perché questi son stati dei rapinatori, rapinatori del territorio, rapinatori del lavoro altrui e della vita delle persone …e sono liberi e girano come se niente fosse… Io è chiaro che non posso chiedere a un magistrato di agire con sentenze di Salomone …però quando mettiamo insieme tutti i pezzi di una storia come questa capiamo perché oggi l’Italia è ridotta in questo modo, perché per dei personaggi che avrebbero dovuto esser presi e buttati dentro una galera chiusa con la chiave e buttata via la chiave, invece la furbizia è questa! La nostra battaglia, come partito, è proprio quella di chiudere coi furbi che vincono sempre nel Paese. Da quelli che portano i soldi all’estero, agli evasori, a tutta questa gente qua e purtroppo è un Paese nel quale oggi i furbi vincono, e io voglio sperare, e per questo sto qua in battaglia, che questa cosa finisca. Però ci deve essere l’aiuto di tutti. Per esempio, io non so quanta gente in questo triangolo che va da Tezze a Rosà… abbia la consapevolezza …che sta vivendo sopra una bomba …e quando si andrà giù, perché io non so se quei 160 milioni (di danno ambientale) che diceva il Ministero erano corretti o meno, ma dovunque si vada a metter mano alla bonifica in zone che hanno avuto queste vicende qui, si parte e si va avanti per vent’anni prima di arrivarci in fondo spendendo delle cifre che oggi il Paese non è neanche in grado di permettersi, perché il vero problema sarà che le bonifiche partono e si fermeranno perché non abbiamo più i soldi, e quelli che hanno rapinato il territorio se la spassano come niente fosse, magari vengono assolti. Noi avevamo fatto questa interrogazione e, siccome non rispondevano, a un certo punto, era il Ministro della Giustizia perché (la vicenda) si inquadrava anche in questi comportamenti, come dire un po’ anomali, che avvenivano al Tribunale di Bassano, alla Procura di Bassano. Abbiamo costretto il ministro a un certo punto a rispondere, perché ci sono dei momenti in cui non possono rifiutare di farlo e quindi, il cosiddetto question-time, l’abbiamo costretto a risponderci e ci ha anche detto che aveva mandato un’ispezione, che c’erano già i risultati dell’ispezione. Nessuno ha saputo però che sia successo qualcosa dopo l’ispezione ed allora su questa vicenda noi abbiamo depositato l’11 luglio una nuova interrogazione per chiedere appunto …se da quell’ispezione sono emerse le anomalie riportate …e chiediamo da un lato che cosa c’era dentro quest’ispezione e se non ritenga di dar luogo a un supplemento ispettivo per valutare le cose che raccontiamo qui… Io penso anche però che se suo papà (Bonan) avrà giustizia e se gli altri che non ci sono più avranno giustizia, sarà …perché, certamente non tutti i magistrati sono bravi o capiscono al volo, e io mi auguro che quelli che incontrerà in appello abbiano una capacità di capire le vicende che ci sono qui dentro …perché son cose che diventano poi lampanti: ma può un magistrato nominare un perito, uno che …aveva fatto il consulente dell’azienda sulla quale doveva fare la perizia? Ma non c’è un conflitto d‘interesse così enorme per cui questo incaricato dovrebbe dire – Scusate io non posso farlo perché ho fatto il consulente di là – e …non lo dice e si scopre poi che addirittura era indagato per falso in perizia! Questo ne faccio colpa a un magistrato: che quando nomina un perito non faccia prima l’accertamento sufficiente a capire se quella persona può essere davvero un perito! Ecco, questi sono i temi e qui dentro il conflitto d’interesse credo che sia proprio uno degli elementi che è il cancro che abbiamo dentro il nostro Paese. La questione del conflitto d’interessi non è mai stata risolta …ma la mia paura è che anche voltata pagina, oramai si sta voltando pagina …o chi arriva dopo avrà la capacità, ma subito, nei primi cento giorni di Governo, di fare una legge sul conflitto d’interessi che ponga fine a queste cose o i conflitti d’interesse escono fuori in questo modo e distruggono il Paese. Io spero davvero che chi dovrà giudicare su questa vicenda in appello abbia la capacità di fare tutti questi collegamenti, che non sono facili perché bisogna studiarsela la cosa e mettere insieme, è come un puzzle …per comporre e capire anche il contesto di ambiente in cui tutto è avvenuto e perché è avvenuto. Io spero che ci sia un magistrato coscienzioso che lo faccia perché credo che loro, sua mamma, lui (Bonan), hanno diritto ad avere giustizia, così come tutti gli altri, ma oserei dire tutti gli abitanti della zona, perché le conseguenze le stanno pagando”.
Non stupisce quindi se poi Silvio Bonan, figlio di una delle vittime, nella ricerca della verità sulla morte del proprio padre confessi di fare volentieri due ore di strada fino alla corte d’appello di Venezia. Anzi sottolineava, partendo da una citazione del Padre Costituente Piero Calamandrei, come farebbe con piacere pure sei ore di viaggio se fossero necessarie a far emergere tutta la verità. Con rispetto e fiducia verso la magistratura, che la sentenza venga riformata in appello è quello che auspichiamo noi tutti e Silvio Bonan dalla analisi delle motivazioni di tale sentenza ha anticipato ai presenti le basi scientifiche sulle quali si baserà il ricorso. Da tali ragionamenti sono scaturite delle inevitabili preoccupazioni da parte di chi era seduto tra il pubblico: in un periodo di crisi come quello attuale, che per certi versi ricorda il motivo per il quale quegli operai accettarono di lavorare in condizioni igienico-sanitarie totalmente fuori norma, e inoltre con la cancellazione da parte dell’attuale Governo delle norme in tema di sicurezza sul lavoro in vigore ai tempi del Governo Prodi, c’è il timore che questa sentenza ponga le basi per tante altre, senza approfondimenti sulla questione cancerosità del nichel a fianco del sopracitato cromo, e che additando motivazioni quali quella del fumo, si vada addirittura a suggerire una strada per farla franca a chi lucra perfino sulla salute dei propri lavoratori. Questo è l’inevitabile disilluso ragionamento di chi, a causa dell’accettazione del fallimento della Tricom PM Galvanica, ora si ritrova a dover pagare di tasca propria per l’avvelenamento del territorio in cui vive, un danno ambientale stimato dal ministero in 158 milioni di Euro.
Abbiamo iniziato la serata con un video nel quale la signora Bonan raccontava le condizioni di vita e di lavoro del marito fino al ricovero; il Consigliere di Rosà Lorenzo Signori è andato ad integrare il racconto con la cronologia dei fatti e altre testimonianze di vita di quegli anni, quando ad esempio l’acqua veniva portata con le autobotti perché la falda era ed è avvelenata. Quanto avvenuto ripetiamo è accaduto a 11 km da Bassano: non si può rimanere indifferenti guardando l’acqua verde di scarico di veleni nelle rogge che irrigano i campi coltivati come se la cosa non ci toccasse fintanto che resta fuori da casa nostra, perché è in questa indifferenza che i peggiori misfatti vengono compiuti impunemente e non c’è da stupirsi se poi nel giardino ci crescono enormi margherite mutanti e deformate. Come non è possibile ai giorni nostri che il Comune di Tezze non si possa essere costituito parte civile al processo perché ciò non è previsto dal suo statuto e che ancora non si provveda alla conseguente necessaria modifica a tutela di evenienze future! Come può uno statuto comunale non contenere tra le finalità e gli obiettivi la salute dei propri cittadini? Non c’è vera solidarietà quando dall’autocoscienza non scaturisce un credibile atto propositivo di effettivo cambiamento.

Firma per la democrazia e contro gli sprechi!

Nicola Canilli, referente bassanese - Italia dei Valori torna in piazza per una nuova doppia raccolta firme, logico proseguimento nella battaglia di rinnovamento del Paese che ha avuto la prima vittoria collettiva ai Referendum dello scorso giugno. Chiediamo ai cittadini di compiere quel passo che la “Casta” è incapace, se non contraria, a compiere. Una doppia raccolta firme per l’abolizione del “porcellum” e per la totale abolizione delle Province.
Il primo, un referendum per la cancellazione dell’attuale legge elettorale, definita “una porcata” dal suo stesso ideatore, reintrodurre le preferenze e tornare ad un maggioritario uninominale: un progetto che portiamo avanti assieme al prof. Andrea Morrone, l’on. Arturo Parisi, l’on. Loredana De Petris e il prof. Mario Segni.  Quello attualmente in Parlamento, come denunciato dall’on. Massimo Donadi è “il più colossale, industriale, squallido e miserabile mercato delle vacche che si sia visto nella storia della politica”. Se si vuole dare un taglio netto, bisogna che già dalle prossime elezioni  la gente riprenda ciò che è stato scippato loro e cioè poter scegliere i propri rappresentanti: che tali eletti siano gli interpreti dei problemi reali del proprio territorio e rendano conto del loro operato ai propri elettori e non, come avviene ora, che ad esser premiati sono i più fedeli ed obbedienti al partito, non certo i più capaci.
Il secondo, un disegno di legge di iniziativa popolare per abolire le Province. Innanzitutto dobbiamo sconfessare i finti spot e proclami di Governo che spacciano per tagli alla Casta quelli che in realtà sono 17 € lordi a gettone 3-4 volte l’anno per i Consiglieri di Comuni con meno di 1.000 abitanti con un risparmio quindi di solamente 6 milioni di euro (pari a 13 deputati!) e a scapito di un milione di cittadini (5,5% del territorio nazionale) che non sarebbero più rappresentati. Inoltre con l’abolizione delle 36 Province menzionate i milioni sarebbero appena 115, sbandierata quale miracolosa panacea sono in realtà bruscolini nel mare dei 45 miliardi della manovra-bis. Con l’eliminazione totale delle Province il risparmio sarebbe invece di 3 miliardi all’anno a cancellare queste entità governative i cui compiti potrebbero essere tranquillamente gestiti, come già in parte avviene, in maniera più efficiente ed efficace da Comuni e Regioni. In campagna elettorale tutti promettono di volerle eliminare, alla prova dei fatti prevalgono invece trasversalmente i giochini di poltrone, come ha dimostrato la respinta “bipartisan” alla Camera della nostra proposta di legge a riguardo. Vane promesse da quarant’anni. Un comportamento in linea con la duplice respinta sempre “bipartisan” della nostra proposta di soppressione dei vitalizi per i deputati, pure quelli già maturati. Due volte: prima con voto contrario, poi cambiando in corsa le regole. Come detto dall’on. Antonio Borghesi: “E’ mai possibile che un furto ripetuto nel tempo possa diventare un diritto acquisito?”
In questa situazione di crisi, con un Governo che preferisce tutelare gli evasori fiscali trovando scuse per non tassare nuovamente i capitali illeciti scudati e pure protetti dall’anonimato arrivando a percentuali che quantomeno si avvicinino alle cifre che chiedono negli altri Paesi Europei e negli U.S.A., e non il misero 5% italiano, enorme regalo fatto agli evasori e affronto verso tutti i cittadini onesti, invece di far pagare parte della crisi ai disonesti che sono concausa di tale crisi, senza remore continuano a far pagare chi le tasse le paga già, assieme a tagli a mense scolastiche, asili nido, assistenza agli anziani e trasporto pubblico locale!
Diciamo basta a tutto questo e chiediamo l’aiuto di voi cittadini, in primis bassanesi: con le vostre firme cancelliamo il “porcellum”, mandiamo a casa questa "Casta" e riprendiamoci il diritto di scegliere chi ha veramente le qualità per rappresentarci; inoltre, sempre con le vostre firme cancelliamo un “carrozzone” obsoleto, quali sono le Province, che serve solo a far crescere gli sprechi della politica e le poltrone.
Per tali motivi vi aspettiamo numerosi già da questo sabato mattina e nei fine settimana seguenti al gazebo allestito come consueto in piazzetta Jacopo da Ponte a Bassano per questa nuova doppia importante raccolta firme. Cancelliamo gli sprechi, riprendiamoci la Democrazia.

Tricom: On. Borghesi chiede nuova ispezione al Tribunale di Bassano

Onorevole Antonio Borghesi, Idv: «Il ministro della Giustizia, rispondendo ad una mia precedente interrogazione, aveva detto che si era appena conclusa un'ispezione ministeriale, i cui risultati erano al vaglio degli uffici. Ora è giunto il momento di sapere se siano emerse anomalie e se non si debbano fare ulteriori accertamenti».

Così il vicecapogruppo di Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi, ritorna sulle morti per inquinamento da cromo esavalente degli operai a Tezze sul Brenta, con una nuova interrogazione al ministro Alfano sulla Tricom P.M. Galvanica.
Nell'interrogazione, molto dettagliata, Borghesi ricostruisce minuziosamente i passi principali della vicenda, rilevando come la storia dell'azienda inquinante «è emblematica di significativi atteggiamenti di acquiescenza tanto del potere politico quanto di quello giudiziario».

«Recentemente - esordisce Borghesi - il tribunale di Bassano ha mandato assolti gli imputati accusati della responsabilità della morte di 15 operai della citata fabbrica, a causa della presenza di massicce quantità di cromo esavalente. La sentenza del Gup sembra scaricare la colpa sul fumo di sigaretta e ribalta il giudizio sulle motivazioni di morte di un operaio espresse due anni fa dal giudice del lavoro di Bassano, che parlava invece di nesso causale tra il lavoro svolto e l'insorgenza della malattia che portò al decesso».

«Nel 2006 - ricorda il deputato veronese - il tribunale di Cittadella condannò il proprietario della fabbrica a 2 anni e 6 mesi di reclusione e 2 milioni 250 mila euro per il delitto di avvelenamento colposo plurimo. Più di trent'anni per acclarare che il danno ambientale era stato provocato dalla Tricom - P.M. Galvanica che, il 24 dicembre 2003, aveva decretato il proprio fallimento, accettato dal Tribunale di Bassano nonostante il procedimento penale in corso. Così, oltre a non pagare i 2 milioni 250 mila euro per avvelenamento colposo, i 160 milioni di euro necessari per le operazioni di bonifica del territorio non ricadono su chi ha commesso il reato, ma sulla collettività. Un'umiliazione per un comprensorio dalla falda avvelenata e ulteriore danno a una collettività che già ripetutamente è dovuta ricorrere alle autobotti per l'acqua».

«All'interno della ditta - racconta Borghesi - si registrarono un numero considerevole di decessi per tumore e molti esperti di medicina del lavoro hanno più volte dichiarato che le cause di tali morti potrebbero essere associate al tipo di lavoro a cui gli operai erano sottoposti. Se la mortalità all'interno della fabbrica era tripla rispetto alla media nazionale, adesso risulta quintuplicata, considerando le morti degli ex-operai deceduti nel frattempo».

Venerdì 15 luglio 2011


Di seguito il testo integrale dell'interrogazione di Borghesi:

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12647
presentata da
ANTONIO BORGHESI
lunedì 11 luglio 2011, seduta n.498

BORGHESI. - Al Ministro della giustizia.- Per sapere - premesso che:

rispondendo all'atto di sindacato ispettivo n. 4-00100, riguardante anomali comportamenti della procura e del tribunale di Bassano del Grappa, il Ministro rilevava come si fosse appena conclusa un'ispezione ministeriale, i cui risultati erano al vaglio degli uffici;

recentemente il tribunale di Bassano ha emesso una sentenza in una delle vicende citate in quell'atto di sindacato ispettivo, e cioè la questione della società Tricom P.M. Galvanica. Tale sentenza ha mandato assolti gli imputati accusati della responsabilità della morte di 15 operai della citata fabbrica, a causa della presenza di massicce quantità di cromo esavalente;

la sentenza pronunciata dal Gup Deborah De Stefano, che sembra scaricare la colpa sul fumo di sigaretta, ha ribaltato il giudizio sulla motivazioni di morte dell'operaio Domenico Bonan espresse nella sentenza di due anni fa, emessa sempre dallo stesso tribunale di Bassano presso il giudice del lavoro Monica Attanasio, che parlava invece di nesso causale tra il lavoro svolto e l'insorgenza della malattia che portò al decesso;

nel 2006 il tribunale di Padova sezione distaccata di Cittadella (quindi al di fuori della competenza del tribunale di Bassano) si pronunciò con una condanna per il proprietario a 2 anni e 6 mesi di reclusione e 2 milioni 250 mila euro per il delitto di avvelenamento colposo plurimo. Più di trent'anni per acclarare che il danno ambientale era stato provocato dalla Tricom - P.M. Galvanica;

ma il 24 dicembre 2003, dopo una serie di modifiche di denominazioni sociali, scorpori, trasferimenti di quote e cessioni e dopo delibere di anticipato scioglimento e messa in liquidazione, la ditta decretava il proprio fallimento, accettato il giorno stesso (la vigilia di Natale) dal Tribunale di Bassano e depositato tre giorni dopo, nonostante il procedimento penale in corso;

motivo per il quale, oltre a non pagare i 2 milioni 250 mila euro per avvelenamento colposo, a stima del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sono stati calcolati costi per 160 milioni di euro necessari per le operazioni di bonifica del territorio che non ricadono su chi ha commesso il reato, ma sulla collettività. Un'umiliazione per un comprensorio dalla falda avvelenata e ulteriore danno a una collettività che già ripetutamente è dovuta ricorrere alle autobotti per l'acqua;

ma la storia di questa azienda è emblematica di significativi atteggiamenti di acquiescenza tanto del potere politico quanto di quello giudiziario;

già nel 1971 una ditta, allora denominata Junior Costruzioni Meccaniche, con sede nel comune di Tezze sul Brenta in provincia di Vicenza, fece richiesta per costruire un edificio ad uso industriale in un'area sino ad allora usata prevalentemente in agricoltura;

il comune (delibera del 22 giugno 1971) acconsentì a tale richiesta;

successivamente venne concessa l'autorizzazione (previa domanda della ditta Junior) ad un ampliamento con la seguente clausola «Il terreno ceduto deve essere destinato alla costruzione di capannoni industriali, in caso di mancato adempimento di tale obbligazione o di cambiamento di destinazione dell'area o di parte di essa, la vendita dovrà intendersi risolta senza bisogno di formalità alcuna». Il consenso venne espresso dai consiglieri, purché non venisse installato un impianto galvanico e venissero rigorosamente rispettate le destinazioni del nuovo complesso;

con una lettera del 25 giugno 1973 la ditta «Junior» chiese di eseguire la costruzione di un impianto galvanico in netta opposizione alle condizioni poste dal comune l'anno precedente. Alla ditta viene concessa la costruzione dell'impianto a patto che vengano rispettate e siano presenti tutte le norme sulla sicurezza ambientale e che su eventuali scarichi di liquido non vi siano più di 50 mcg/l di cromo esavalente;

nel 1974 inizia l'attività della ditta di cromatura. Successivamente la società assume denominazione di «Tricom SPA». A febbraio dello stesso anno vengono rilevati 7200 mcg/l di cromo totale e 3700 mcg/l di nickel, valori altamente fuori dai valori massimi consentiti per legge (valori rilevati dalla perizia 5 giugno 2006 del dottor Morando Soffritti);

nel 1979 l'amministrazione provinciale revoca alla ditta l'autorizzazione allo scarico di liquami industriali (19 settembre 1979), ma la Tricom, grazie a 2 proroghe (dell'allora sindaco Rocco Battistella, dipendente Tricom) di tre mesi ciascuna, continua gli sversamenti in deroga alla revoca provinciale;

dal 1980 sino al 1982 vengono rilevati pozzi d'acqua inquinati da cromo esavalente in località Tombolo (località a Sud di Tezze sul Brenta) della vicina provincia di Padova. Vengono emessi provvedimenti dai NAS a carico della Tricom per varie omissioni:

a) non aver indicato il luogo di destinazione dei fanghi scaturiti dalla depurazione dei reflui industriali;

b) aver continuato a scaricare i fanghi nonostante la revoca della provincia, anche dopo la scadenza delle proroghe temporanee emesse dal sindaco di Tezze sul Brenta;

c) aver continuato ad aumentare l'inquinamento a seguito del continuo peggioramento qualitativo dei reflui industriali senza adottare tutte le misure necessarie ad evitare tali inconvenienti;

d) aver omesso di far sottoporre i propri dipendenti alle visite mediche trimestrali contro i rischi di malattie professionali;

nel 1982 alla pretura di Bassano del Grappa perviene la richiesta di rinvio a giudizio per: Forlin Pietro, Scalco Giovanni, Scalco Roberto, Sgarbossa Adriano, Bonifaci Pietro, Battistella Rocco e Brogli Adelchi; (procura della Repubblica 28/82 R.Gen. del 16 febbraio 1982);

nel 2002 vengono effettuate delle indagini approfondite della polizia giudiziaria di Cittadella (anche questo paese vicino a Tezze sul Brenta ma in provincia di Padova) e viene identificata come fonte inquinante la società Galvanica PM (nuova denominazione assunta dalla «Tricom spa») di Tezze sul Brenta;

a seguito delle indagini nel 2003 viene avviato un processo che si concluderà nel 2006 con la dichiarazione di colpevolezza e condanna in via definitiva di Paolo Zampierin, proprietario della Ex Galvanica PM (il 23 dicembre 2003 la Galvanica PM dichiara fallimento) in quanto colpevole del delitto di avvelenamento colposo. La pena è di 2 anni e 6 mesi di reclusione (abbonati grazie all'indulto) e al pagamento di tutti i danni cagionati, per un totale di 2 milioni 250 mila euro;

all'interno della ditta Galvanica lavorarono molti operai: tra di essi si registrarono un numero considerevole di decessi per tumore (21 registrati sino al 1994). Molti esperti di medicina del lavoro hanno più volte dichiarato che le cause di tali morti potrebbero essere associate al tipo di lavoro a cui gli operai erano sottoposti;

nel 2006 la procura di Bassano del Grappa apre un fascicolo sulle morti sospette (ne furono accertate 14) tra gli operai della Galvanica PM. Le ipotesi di reato sono: omicidio colposo plurimo, lesioni colpose gravi e omissioni di difese e cautele contro disastri e infortuni sul lavoro e violazione sulle norme di sicurezza ed igiene negli ambienti di lavoro mentre gli indagati sono Sgarbossa Adriano (legale rappresentate della società Tricom); Zampierin Paolo (legale rappresentante della società Galvanica PM); Zampierin Adriano (responsabile del reparto cromatura); Battistella Rocco (impiegato nel reparto cromatura, ex-Sindaco di Tezze e all'epoca assessore provinciale);

nel 2008 viene richiesta per la prima volta l'archiviazione, da parte del pubblico ministero Giovanni Parolin, del fascicolo aperto 2 anni prima per determinare le causa delle morti sospette all'interno della galvanica. L'archiviazione viene chiesta in base al fatto che alcuni degli operai fumavano;

la richiesta di archiviazione viene rigettata in base a nuovi elementi e studi presentati dai legali dei famigliari delle vittime, che dimostrano che la mortalità all'interno della fabbrica era triplicata rispetto alla media nazionale. Attualmente tale mortalità risulta quintuplicata, considerando le morti degli ex-operai che, nel frattempo sono deceduti;

successivamente, il giudice Massimo Morandini (incaricato di analizzare i nuovi elementi e fare le nuove indagini), dopo quattro udienze preliminari per decidere o meno l'archiviazione del fascicolo lascia nuovamente al pubblico ministero Giovanni Parolin la decisione sul procedere o meno alla celebrazione del processo. Quest'ultimo, sempre adducendo alle motivazioni della prima richiesta d'archiviazione ripresenta una seconda richiesta di archiviazione;

all'archiviazione si sono opposti i legali dei famigliari delle vittime e da qui è scaturito il giudizio di assoluzione citato all'inizio -:

se il Ministro è a conoscenza dei fatti;

se dall'ispezione ministeriale citata in premessa siano emerse anomalie qui riportate, e se non ritenga di dover dar luogo ad un supplemento ispettivo al fine di valutare quanto esposto in premessa.

Serata Mani in pasta nel bassanese

Nella serata di venerdì 15 aprile all'Hotel Palladio di Bassano del Grappa, il Gruppo consigliare regionale IdV e Italia dei Valori di Vicenza e Bassano con la conferenza "Mani in pasta nel bassanese" hanno voluto trasmettere ai numerosi presenti la consapevolezza che, a dispetto di una diffusa mancanza di percezione dovuta anche alla volontà di diversi partiti, in primis della Lega, di tener nascosta questa scomoda realtà territoriale, in realtà la mafia è radicata in Veneto fin nel bassanese.
Al centro di tutte le discussioni i rapporti e gli intrecci tra politica, economia e criminalità organizzata. Ha aperto la serata Enzo Guidotto, presidente dell'Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso che, traendo spunto dagli ultimi fatti di cronaca che ha portato all'arresto a Bassano del "contabile" di una organizzazione legata al clan camorrista dei Casalesi, ha ricordato come a fine degli anni '80 il procuratore di Bassano affermava "nella zona di nostra competenza di criminalità organizzata non c'è sentore", eppure la realtà dei fatti lo smentiva: dall'arresto di trafficanti a Solagna alla ribalta della vicenda della Mala del Brenta, Lo Nardo a Piazzola, Giuseppe Madonia arrestato a Longare, Delgado, Fidanzati, Contorno, gli Agizza, i Nuvoletta, fino ai Lo Piccolo. Guidotto ha portato a galla tutta una serie di vicende scottanti tirando in ballo nomi di politici locali e nazionali, ex sindaci, presidenti e imprenditori del bassanese e del vicentino. La nostra realtà per le sue caratteristiche è stata descritta quale terreno fertile adatto ad un radicamento capillare della mafia ai fini dell'usura e del riciclo di capitali sporchi. Una mafia quindi che ha tutto l'interesse a rimanere nell'ombra, che non la si può associare all'immagine comune che abbiamo di essa al sud. A questo primo intervento si è legato quindi il secondo relatore, Lorenzo Signori Consigliere comunale di Rosà, intervenuto in veste di rappresentante del presidio di San Pietro di Rosà, ma anche di tutti gli altri presidi del nostro comprensorio, perché la necessità della loro nascita deriva da una comune e diffusa problematica del nostro territorio. Si è ripercorsa la loro storia e tutta la catena di assurdità per la quale chi ha subito i danni, fino anche alla morte, tutt'altro che tutelati da chi governa e amministra il territorio, ora stanno subendo pure una serie continua di beffe. Il discorso è stato quindi ripreso e portato a logica conclusione dall'Onorevole Antonio Borghesi, Vice Presidente del Gruppo parlamentare IdV, il quale ha riassunto i vari iter processuali dei casi della Zincheria Valbrenta di Rosà, della Rossano Fond di Rossano Veneto e della Tricom di Tezze sul Brenta al Tribunale di Bassano del Grappa evidenziando i comportamenti "strani" di certi magistrati che lo hanno portato a parlare di "Porto delle nebbie" e quindi spingerlo a rivolgere interrogazioni parlamentari ai Ministri dell'Ambiente, dell'Interno e della Giustizia. A seguito di quanto comunicatoci dopo l'invio di ispettori al tribunale di Bassano e di una serie di risposte ritenute non soddisfacenti dal nostro partito, l'On. Borghesi ha anticipato la volontà di porre in settimana una nuova interrogazione parlamentare a riguardo. Solamente a tarda serata e dopo ore di costante attenzione da parte di un pubblico estremamente coinvolto e portato a riflettere sulle tematiche del nostro comprensorio, Gioacchino Genchi, consulente informatico di magistrati quali Giovanni Falcone e Luigi De Magistris, è partito dall'assoluzione con formula piena di appena due giorni prima a riguardo dell'accusa di accessi abusivi al sistema informatico Siatel, in quanto, a differenza delle affermazioni di Silvio Berlusconi che, secondo il consueto modus operandi della macchina del fango, l'aveva definito quale il "più grande scandalo della seconda Repubblica", in realtà il Gup del Tribunale di Roma ha affermato che "il fatto non sussiste". Nelle parole di Genchi una panoramica nazionale sulla tematica della serata e tanto disgusto per la situazione attuale, ma anche altrettanta speranza che coglie dal pubblico in serate come questa e andando a parlare nelle scuole a generazioni di giovani molto più sensibili a tali problematiche.